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La mattanza dei difensori dei diritti umani

in Diritti Umani

Non si ferma in Colombia l’ondata di violenza selettiva contro difensori dei diritti umani, leaders comunitari, esponenti di organizzaizoni sindacaliste: dall’inizio dell’anno siamo a 25; dalla firma degli accordi di Pace, lo scorso autunno, a 122. Un numero impressionante, di fronte al quale il Governo Colombiano declina le proprie responsabilità e nega la sistematicità degli eventi. La maggior parte degli assassinati erano impegnati in lotte per la difesa dell’ambiente: leaders che cercavano di difendere le proprie comunità da sfollamenti massivi, dalla perdita delle proprie terre, della propria cultura, dalla fame. Spesso queste battaglie sociali si incrociano con l’avanzata di megaprogetti ad alto impatto ambientale. Molti di questi morti ammazzati sono donne.

In Colombia sta iniziando una nuova tappa del postconflitto, nella quale la protezione dei difensori per i diritti umani deve essere fondamentale, in particolare quando fra i punti dell’accordo, c’è la riforma agraria e la redistribuzione delle terre.

L’Italia ha appena approvato una risoluzione per la difesa dei queste persone, che speriamo sia quanto prima adottata anche per i leaders colombiani,  per fermare una situazione che pare aggravarsi giorno per giorno;  come ci auguriamo una presa di posizione forte da parte delle forze politiche italiane, nell’accertamento degli eventuali coinvolgimenti di nostre aziende negli atti criminali verso le comunità indigene, contadine ed afrodiscendenti  colombiane.

Il prossimo 20/24 marzo in Brasile si svolgeranno i lavori per la sesta riunione del Comitato di Negoziazione per i diritti all’accesso, all’informazione, alla partecipazione e giustizia ambientale per l’America latina ed il Caribe. Può essere un’opportunità storica perchè il governo colombiano possa mettere in atto strumenti concreti per la protezione di coloro che si battono per i diritti di tutti noi.