Le fonti del conflitto

8marzo

8 MARZO e LA SFIDA DI UNO SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE

in Colombia/Genere/News

Questa settimana a Bogota’ durante l’incontro pubblico organizzato dall’ambasciata svedese con tre donne Nobel per la Pace – la statunitense Jody Williams, la líeder indigena guatemalteca Rigoberta Menchú, e la yemenita Tawakkul Karman – e’ stato lanciato un forte messaggio alle donne di tutto il mondo, per rafforzare il loro ruolo in particolare nella partecipazione politica: “La pace significa combattere l’ingiustizia e noi donne siamo specialiste nel lottare contro l’ingiustizia. Abbiamo sempre dovuto difendere i nostri diritti a tutti i costi, e per questo non dobbiamo  aspettare che siano i Governi a muoversi: siamo noi a dover attuare la democrazia e cambiare il nostro futuro in forma attiva”, ha detto la Williams, riconosciuta per la sua lotta contro l’uso delle mine antiuomo. Rigoberta Menchu’ ha sottolineato l’importanza di una pace che sia politica:”Quando ho formato il mio partito politico, sono stata ampiamente criticata nel mio Paese: dicevano che non avevo esperienza, e che non potevo affrontare il mondo della politica. Ecco perche’ le donne colombiane sono oggi in prima línea per poter avanzare verso una maggiore uguaglianza nella società: sono donne politiche, costruttrici di pace’”.

Con l’8 marzo quest’anno si vuole sottolineare l’importanza delle donne di tutto il mondo di unirsi in una lotta comune. Dall’Argentina la femminista Noelia Figueroa, docente universitaria e del Colectivo Ni una Menos, sottolinea come:”le alternative che abbiamo in questo momento sono quelle di incontrarci, organizzarci, solidarizzare, per costruire un lavoro collettivo orientato alla trasformazione delle politiche pubbliche e agli schemi di pensiero maschilisti.

Questo 8 di marzo dimostrera’ quanto le donne sono fondamentali perche’ il mondo funzioni: in diverse parti del mondo le donne si mobiliteranno per il primo sciopero globale. Anche in Italia , dopo la straordinaria giornata del 26 novembre scorso che ha visto una fiumana di 300.000 donne bloccare la capitale, ed i tavoli tematici del 27 novembre e del 4 febbraio, è stato avviato il lavoro di scrittura di un piano femminista contro la violenza, ribadendo che la violenza maschile sulle donne si articola in molteplici forme, mai slegate dallo sfruttamento del lavoro vivo e della riproduzione sociale. 

Uno sciopero generale, di 24 ore, dentro e fuori i luoghi di lavoro; per le precarie, le occupate, le disoccupate e le pensionate; le donne senza salario e quelle che prendono un sussidio; le donne con o senza il passaporto italiano; le lavoratrici in proprio e le studentesse; nelle case, per le strade, nelle scuole, nei mercati, nei quartieri. Una marea di atti e riflessioni che i Italia tocca la Buona Scuola, il mondo del lavoro,  individuando nella torsione neoliberale della società, uno degli elementi centrali della lotta alla violenza di genere.

Dall’Italia alla Colombia la sfida è aperta: Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!

 

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